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Scheda Film: J. Edgar

J. Edgar



J. Edgar

Titolo Originale: J. Edgar
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 137'
Regia: Clint Eastwood
Sito ufficiale: http://jedgarmovie.warnerbros.com
Sito italiano:
http://wwws.warnerbros.it/hoover/index.html

Cast: Leonardo DiCaprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Judi Dench, Damon Herriman

Produzione: Imagine Entertainment, Malpaso Productions, Wintergreen Productions
Distribuzione: Warner Bros.
Data di uscita: 04 Gennaio 2012 (cinema)


Trailer: Trailer

(Opinioni presenti: 2 - Media Voto: 4 Stelle)



J. Edgar Hoover durante la sua vita divenne l’uomo più potente di tutta l’America. Come capo dell’FBI per circa 50 anni, non si fermò davanti a nulla pur di proteggere il suo Paese. Passando attraverso 8 Presidenti e tre guerre, Hoover si è lanciato in una guerra contro minacce sia vere che immaginarie, infrangendo spesso anche le regole per proteggere i suoi concittadini. I suoi metodi erano spietati ed eroici e ricevere l’ammirazione del mondo era quello a cui teneva di più. Hoover è stato un uomo che dava grande valore ai segreti - in particolare a quelli degli altri - e non ha avuto paura di usare quelle informazioni per esercitare la sua autorità sui leader più importanti della nazione.
Consapevole che la conoscenza è potere e che la paura crea le opportunità, ha usato entrambe per ottenere una influenza senza precedenti e per costruirsi una reputazione formidabile ed intoccabile. Era molto schivo nella sua vita privata quanto in quella pubblica, permettendo solo ad un ristretto gruppo di persone di far parte della sua vita. Il suo collaboratore più stretto, Clyde Tolson, era anche uno dei suoi amici più cari. La sua segretaria, Helen Gandy, che probabilmente è stata la persona a lui più vicina e al corrente di tutte le sue attività, gli è rimasta fedele fino alla fine…e oltre. Solo la madre lo lascerà, lei che era stata la più grande ispirazione e coscienza. La sua morte avrà un effetto devastante su di lui, il figlio che ha cercato eternamente il suo amore e la sua approvazione.




J. Edgar

Caparbio, manipolatore, ossessivo, egocentrico, solitario, duro, megalomane. Sono alcuni tra gli aggettivi giusti per descrivere J. Edgar Hoover, figura seminale ma controversa che ha costruito negli anni l’attuale FBI (inizialmente Bureau of Investigation) scombinando il sistema di leggi federali e anticipando le scoperte della scienza forense. Chi fosse realmente quest’uomo così temuto e misterioso prova a raccontarlo, con la sceneggiatura del trentasettenne Dustin Lance Black (già acclamato con Milk), Clint Eastwood, cresciuto nel corso degli interminabili quarantotto anni di mandato Hoover e interessato a osservare – come gli era già capitato in Bird e Invictus – la corrispondenza tra relazioni e azioni di uomini realmente esistiti.
Attraverso i ricordi di un J. Edgar (Leonardo DiCaprio) invecchiato, il racconto si snoda su due piani temporali in un viaggio nella storia americana che abbraccia gli episodi chiave della vita professionale dell’uomo. Dalla rivoluzione investigativa della sua gestione, alla lotta-fisima al comunismo, passando per la cattura del “nemico pubblico” John Dillinger e dal rapimento Lindbergh (trampolino per l’accreditamento definitivo del Bureau), fino alle indagini sporche sulle Black Panthers, Martin Luter King e i dossier confidenziali sugli uomini di potere.
Quello che però affascina il regista americano è, come accennato, la personalità di Hoover e i suoi intimi rapporti con le persone chiave della sua vita: sua madre Anne Marie (Judi Dench), la fedele assistente Helen Gandy (Naomi Watts) e soprattutto il legame – ambiguo e irrisolto – con il braccio destro Clyde Tolson (Armie Hammer).
La presenza di mamma Hoover è ingombrante: possessiva, arrivista, autoritaria nell’instillare i buoni principi, tra cui l’amore per quelle donne che J. Edgar tenta svogliatamente di sedurre più per dovere che per piacere (la sequenza del ballo ex post è sublime per descrivere gli equilibri psichici di madre e figlio). La stessa Helen diventa sua segretaria personale dopo aver rifiutato – all’interno della maestosa Library of Congress – una frettolosa proposta sentimentale raffreddatasi sul nascere. Nei confronti di Clyde Tolson nasce subito un sentimento di ammirazione (Tolson è molto intelligente ma anche più bello, alto ed elegante dell’esteta e insicuro Hoover) che gli vale assunzione immediata e successiva promozione a numero due dei Servizi. La narrazione si sofferma insistentemente sui due uomini. La loro attrazione è palpabile a ogni scena e sembra autenticare le voci – mai confermate – sulla presunta omosessualità di Hoover e sul legame particolare con un Tolson a lui attaccato morbosamente (si veda il concitato episodio della lite per gelosia).
Eastwood si muove nel corso della lunga durata della pellicola tra picchi e cadute ma con la consueta sensibilità riesce a fare emergere la profondità del protagonista, interpretato con fervore da Leo DiCaprio, imbalsamato in un trucco forse non all’altezza (comunque accettabile rispetto al gommoso make-up di Hammer) e vestito con cura maniacale dai costumi della scrupolosa Deborah Hopper (in passato premiata per Changeling e Gran Torino).
Per chi scrive, l’aspetto più interessante del lavoro è la grande attualità della vicenda. Hoover è stato un mistificatore della realtà, un eccelso imbonitore dei media. Un uomo bramoso di gloria che amplificava il suo operato ergendosi sempre a eroe, nascondendo bene gli scheletri nell’armadio pieni di reiterate violazioni dei diritti civili. Se c’è una debolezza in “J. Edgar” è proprio quella di aver glissato sull’analisi storico-politica, generando uno strambo biopic diluito in un melò omosessuale, certamente toccante ma altrettanto indeciso sul registro narrativo da seguire.
Per alcuni potrebbe non essere un difetto e, viceversa, il fatto che il regista dagli occhi di ghiaccio sia riuscito a rimanere in bilico tra questi temi scivolosi ha valore positivo nel giudizio finale.
Ma non importa. Un nuovo film di Clint Eastwood va salutato con entusiasmo a prescindere da ogni valutazione personale perché possiede una delicatezza e un calore rari. Chi saprà coglierli (dal 4 gennaio, ndr) inizierà l’anno un po’ più felice.

La frase:
Anche i grandi uomini si possono corrompere.
a cura di Nicola Di Francesco

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