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Scheda Film: First Man - Il primo uomo

First Man - Il primo uomo



Titolo Originale: First Man
Conosciuto anche come:
Nazione: U.S.A.
Anno: 2018
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 138'
Regia: Damien Chazelle
Sito ufficiale:
Sito italiano: www.firstman-ilprimouomo.it
Sito ufficiale: facebook

Cast: Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Kyle Chandler, Patrick Fugit, Ciaran Hinds, Ethan Embry, Shea Whigham, Corey Stoll, Pablo Schreiber
Produzione: DreamWorks, Perfect World Pictures, Temple Hill Entertainment, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures
Data di uscita: Venezia 2018 - In concorso
31 Ottobre 2018 (cinema)


Trailer: Trailer

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L’avvincente storia della missione della NASA per portare un uomo sulla luna. Il film si concentra sulla figura di Neil Armstrong e sugli anni tra il 1961 e il 1969, esplorando i sacrifici e il costo che avrà per Armstrong e per l’intera nazione, una delle missioni più pericolose della storia.



L’evento che ha segnato l’intera umanità, e che resterà nella storia per sempre: il primo uomo sulla luna. Ecco cosa racconta “Il primo uomo”: l’avvincente storia della missione della NASA per portare un uomo sulla luna. Il film si concentra sulla figura di Neil Armstrong e sugli anni tra il 1961 e il 1969, esplorando i sacrifici e il costo che avrà per Armstrong e per l’intera nazione, una delle missioni più pericolose della storia.

La pellicola di Damien Chazelle, con protagonista Ryan Gosling, non si discosta molto dal tema principale che il regista è abituato a mostrare nei suoi film, a partire dall’acclamato “La la land”. La tematica è sempre la stessa: un uomo che per raggiungere il suo obiettivo deve sacrificare gli affetti. Come se per realizzare i propri sogni fosse necessario rinunciare a qualcosa, sempre e comunque. E non possiamo dargli torto perché i compromessi nel lavoro, così come nella vita privata, sono all’ordine del giorno, sono il motore di tutto, ciò che permette di portare avanti in modo continuativo ogni situazione. E la pellicola di Damien Chazelle rimarca proprio questo aspetto.
Ma come lo fa? È questo il punto, perché la pellicola di innovativo non ha nulla, non aggiunge niente a quanto è già stato scritto o visto al cinema, né a livello di regia, né a livello di sceneggiatura (banale, scarsa di idee). Di certo ad incidere è anche il ritmo narrativo eccessivamente lento, volto più che altro a mettere in evidenza l’aspetto intimista della pellicola piuttosto che dare importanza all’evento in sé. Questo in parte si sapeva già. È da tenere conto, infatti, che “Il primo uomo” non racconta solo l’arrivo di Neil Armstrong sulla luna, ma segue tutta la preparazione per l’avvenimento. Ma quando il regista deve “mettere in scena” il primo passo di Armstrong sulla luna, lo fa con una banalità assoluta, come se l’accaduto non avesse poi tutta questa importanza. Invece quella doveva essere la scena clou, quella imperdibile, emozionante, avvincente. Invece è risultata la più deludente dell’intero film. Un film ripetitivo, ridondante, stancante, soporifero se proprio voglio usare una parola che renda l’idea. Perché sì, la storia, soprattutto all’inizio, prende una buona piega, ma a lungo andare stanca, anche perché si assiste ad un susseguirsi continuo di primi e primissimo piani di Ryan Gosling, che potevano essere quantomeno ridotti.

A dirla tutta, anche l’empatia non è un punto fermo ne “Il primo uomo”. Il personaggio di Ryan Gosling, così come l’attore stesso, non riesce a fare in modo che il pubblico si senta parte integrante della vicenda, della sua vita, delle sue emozioni. Immedesimarsi con il protagonista e i suoi problemi privati è praticamente impossibile. Il compito dell’attore dovrebbe essere quello di cambiare espressione, timbro di voce, mimica facciale e gestualità in base a ciò che sta accadendo al suo personaggio. Ma Gosling invece risulta a dir poco inespressivo, come se la drammaticità di alcune scene non toccasse minimamente la figura da lui interpretata.
Insomma, non è una cosa di poco conto, se si pensa che tutto si erge sul suo personaggio. A compensare la una performance non del tutto riuscita, una fotografia che non colpisce particolarmente ma i cui toni freddi sono essenziali per sottolineare il piano intimista e personale che voleva far emergere il regista, inoltre, la scelta scenografica mette maggiormente in risalto stati d’animo e drammi esistenziali che si celano dietro le scelte del protagonista.
Ad incidere in particolari momenti è anche la colonna sonora, che rimarca l’importante di determinate scene.
La frase dal film:
Ho sposato Neil perché volevo una vita normale

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