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Scheda Film: Il riccio

Il riccio



Il riccio

Titolo Originale: Le hérisson
Nazione: Francia, Italia
Anno: 2009
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 100'
Regia: Mona Achache
Sito ufficiale: www.leherisson-lefilm.com
Sito italiano:
blog.libero.it/ilriccio

Cast: Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride, Wladimir Yordanoff, Sarah Lepicard

Produzione: Les Films des Tournelles
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 05 Gennaio 2010 (cinema)


Trailer: Trailer

(Opinioni presenti: 2 - Media Voto: 2 Stelle)



Renée, é la portinaia di un elegante palazzo abitato dall'alta borghesia parigina. La donna a prima vista incarna alla perfezione lo stereotipo della tipica portinaia, bassa, grassa e fissata con la televisione. Nessuno potrebbe mai sospettare che la donna ha nutrito negli anni una corposa cultura da autodidatta, infatti, si interessa di arte, filosofia, musica e cultura giapponese. Renée fa la conoscenza di Paloma, figlia dodicenne di un ministro che abita nel palazzo. Anche la ragazzina nasconde un segreto; dietro quell'aria banalotta da ragazzina qualunque, si nasconde una mente geniale e brillante che però ha deciso di togliersi la vita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Solo l'arrivo di un distinto signore giapponese, monsieur Ozu, riuscirà a smascherare i segreti delle due nuove amiche...




Il riccio
Una distinzione di campo in termini. Ma sebbene il titolo della trasposizione cinematografica si riduca al solo animaletto, L'Eleganza del riccio (il libro-caso editoriale di Barbery Muriel) è comunque tutta nel film, fin dall'ambientazione in un palazzo Art Noveau creato in studio come emblematico contenitore d'un'altra epoca, misterioso, magico e poetico, giusto abbinamento con personaggi contraddistinti dalla raffinatezza di modi e battute, di arredamenti di cui si circondano, di cultura che hanno e opere che fanno.
Sintetizzate le differenze oriente/occidente nella filosofia di gioco degli scacchi e del go (rispetto all'atteggiamento verso l'avversario), la varia umanità dell'esordiente Mona Achache ha pure altri punti di condivisione. I tre personaggi centrali sono infatti accomunati dai gatti che tengono in casa, il galante e la portinaia si capiscono attraverso le citazioni e i nomi dati ai propri felini (dal romanzo Anna Karenina), le due figure femminili tendono a nascondersi agli altri, se l'uomo viene dal Sol Levante la ragazzina studia il giapponese, e i disegni con cui si diletta - che prendono anche corpo in chicche di inserti d'animazione – sono tratteggiati con un pennarello nero morbido che richiama la calligrafia nipponica a pittura.
Al di là delle apparenze, la banalità di un ruolo può riservare sorprese (una biblioteca in casa così come una riserva di cioccolato in frigo), mentre la dodicenne protagonista, convinta dell'insensatezza e dell'assurdità della vita, nonostante si impegni in prove di suicidio è però mossa da fantasia, curiosità e attenzione che la portano sia a filmare con una vecchia macchina da presa che a riprodurre su carta le persone attorno a lei. E frequentando quelle che sente più affini cambia la sua idea della morte (non rivedrete più quelli che amate e coloro che vi amano, è la tragedia che si dice), all'interno di una programmata fiaba dall'accurata confezione estetica di classe tenuta in ordine da una sinfonia di oggetti e dalla precisa cadenza degli eventi.

La frase: La destinazione finale è la boccia dei pesci. Una cosa è certa: io lì non ci vado. Il mio Everest è fare un film che mostri che la vita è assurda.
Federico Raponi

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