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Scheda Film: Il ponte delle spie

Il ponte delle spie



Titolo Originale: Bridge of Spies
Nazione: U.S.A.
Anno: 2015
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 140'
Regia: Steven Spielberg
Sito ufficiale: bridgeofspies.com
Sito italiano: www.20thfox.it/il-ponte-delle-spie

Cast: Tom Hanks, Billy Magnussen, Alan Alda, Austin Stowell, Amy Ryan, Mark Rylance, Domenick Lombardozzi, Eve Hewson, Sebastian Koch, Michael Gaston, Peter McRobbie, Stephen Kunken
Produzione: DreamWorks SKG, Fox 2000 Pictures, Marc Platt Productions, Participant Media
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 16 Dicembre 2015 (cinema)


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Drammatico thriller a sfondo storico, Il Ponte delle Spie è la storia di James Donovan, un avvocato assicurativo di Brooklyn, che si ritrova catapultato nella Guerra Fredda, quando la CIA lo recluta per negoziare il rilascio del pilota americano dell’aereo spia U-2 catturato dai sovietici. Negli anni ’50, al culmine delle tensioni fra Stati Uniti e Unione Sovietica, l’FBI arresta Rudolf Abel (Mark Rylance), un agente sovietico che vive a New York, generando un’escalation di paura e paranoia. Accusato di aver inviato messaggi in codice alla Russia, Abel viene interrogato dall’FBI, ma si rifiuta di collaborare, respingendo l’offerta di tornare nel suo Paese. Viene pertanto rinchiuso in una prigione federale in attesa di processo. Il governo, nella necessità di trovare un avvocato indipendente che assuma la difesa di Abel, si rivolge a James Donovan (Tom Hanks), un legale assicurativo di Brooklyn. Ma Donovan, un ex procuratore dei processi di Norimberga, che gode di grande considerazione all’interno della comunità legale grazie alla sua spiccata abilità di negoziatore, in realtà ha poca esperienza in situazioni di questa portata, e oltre tutto non intende farsi coinvolgere in un caso che potrebbe renderlo impopolare ed esporre la propria famiglia al pubblico sdegno e persino al pericolo. Tuttavia Donovan, essendo un convinto sostenitore della giustizia e della tutela dei fondamentalli diritti umani, alla fine accetta di rappresentare Abel... Mentre prepara la sua strategia di difesa, nasce un legame, fra i due uomini, che si basa sul rispetto e sulla comprensione reciproca, e Donovan costruisce una difesa appassionata per impedire che riceva la pena di morte. In seguito, l’aereo spia americano U-2 viene abbattuto mentre sorvola lo spazio aereo sovietico, durante una missione di ricognizione, e il pilota, Francis Gary Powers (Austin Stowell), viene arrestato e condannato a 10 anni di prigionia in Russia. La CIA, pur smentendo categoricamente di essere a conoscenza della missione, teme che Powers possa essere costretto a rivelare le informazioni riservate e contatta Donovan per offrirgli un’importante missione per garantire la sicurezza nazionale: poco dopo Donovan si ritrova in viaggio per Berlino, per negoziare lo scambio fra i due prigionieri. Una volta giunto a destinazione, viene a sapere che uno studente americano di nome Frederic Pryor (Will Rogers) è stato arrestato a Berlino Est mentre cercava di tornare nella sua abitazione situata nella zona Ovest, e nonostante le indicazioni della CIA di concentrarsi solo sul pilota, decide di negoziare anche il rilascio dello studente, per non essere iniquo con nessuno.



Steven Spielberg torna a tre anni di distanza da “Lincoln” (2012), in cui aveva cucito addosso a Daniel Day Lewis il ruolo del presidente americano Abramo Lincoln. Una storia leggendaria e nota a tutti, sicuramente molto più di quella raccontata ne “Il Ponte delle Spie”.
L’ultima opera del regista premio Oscar per “Schindler's List” (1993) racconta la vera storia dell’avvocato James B.Donovan, che nel pieno della guerra fredda tra Stati Uniti e Russia si ritrovò da legale a negoziatore per lo scambio di due ostaggi. Spielberg dipinge un thriller davvero emozionante, con Tom Hanks di nuovo in forma eccellente come ogni volta che lo dirige il cineasta creatore dei “Goonies” e “Ritorno al Futuro”. La scrittura dei fratelli Coen è semplicemente sublime, con dei dialoghi che da soli valgono il prezzo del biglietto e permettono di vivere un’esperienza quasi letteraria piuttosto che cinematografica.
Un film che si lascia ascoltare, ma anche vedere con una fotografia ben costruita. La storia non è originale, ma è sicuramente interessante l’argomento trattato. Non siamo di fronte a un film crudo e spietato come “Munich”, che probabilmente è superiore a quest’ultima opera, ma a un gioco delicato di potere in cui si inserisce un qualcuno di esterno.
James B.Donovan non aveva mai chiesto il potere, ma nel momento in cui si è trovato trascinato all’interno di un gioco di potere lo ha accettato cercando di ottenere il meglio per la sua etica professionale e per il suo paese. La sua battaglia contro le ingiustizie per salvare Rudolf Abel (Mark Rylance).
Steven Spielberg riesce nell’impresa di rendere un thriller di quasi due ore e mezza incredibilmente scorrevole e comprensibile, con dei protagonisti molto solidi. Spielberg è stato spesso accusato di fare dei film eccessivamente americani, questa volta regala un’opera quasi di demonizzazione del ruolo degli Stati Uniti d’America e mette un uomo esterno al sistema nella posizione di aggiustarlo. Una denuncia forte di come il diverso venga condannato a priori, a volte senza alcun bisogno di prove certe. Un’America diversa da quella democratica sostenuta da Spielberg, che spesso e volentieri ha paura di essere giudicata.
Oltre ad essere l’ennesima storia vera nella carriera di un genio di ogni tipo di genere (dalla fantascienza con “E.T” fino all’animazione con “Le avventure di Tin Tin” passando per “Jurassic Park”) è anche un invito alla giustizia e a sforzarsi di lottare per far si che questa venga riconosciuta. La guerra raccontata da Spielberg è quanto mai attuale perché siamo in un’epoca in cui l’informazione è quanto mai in primo piano e spesso chi ha le informazioni può far pendere l’ago della bilancia, come durante la guerra fredda.
Il ponte dello scambio di Berlino è l’ideale passaggio tra un regime e un altro, ma entrambi hanno avuto i loro scheletri nell’armadio e la poetica finale di Spielberg è come sempre arte allo stato puro.

La frase:
"Stiamo vivendo una guerra che si combatte con le informazioni".

a cura di Thomas Cardinali

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