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Scheda Film: Gravity

Gravity



Gravity

Titolo Originale: Gravity
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Fantascienza, Thriller
Durata: 90'
Regia: Alfonso Cuarón
Sito ufficiale: gravitymovie.warnerbros.com
Sito italiano:
wwws.warnerbros.it/gravity
Social network:
facebook

Cast: Sandra Bullock, George Clooney, Eric Michels, Basher Savage, Paul Sharma

Produzione: Warner Bros. Pictures
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Data di uscita: 21 Settembre 2013 (anteprima)03 Ottobre 2013 (cinema)


Trailer: Trailer

(Opinioni presenti: 1 - Media Voto: 5 Stelle)



Sandra Bullock è la brillante dottoressa Ryan Stone, alla sua prima missione a bordo dello Shuttle, mentre Clooney è Matt Kovalsky, un astronauta esperto al suo ultimo volo prima della pensione. Ma quella che sembrava una normale passeggiata nello spazio si trasforma in una catastrofe e lo Shuttle viene distrutto, lasciando Stone e Kowalsky completamente soli-collegati solo fra loro e fluttuanti nell'oscurità. Il silenzio assordante in cui sono immersi significa che hanno perso ogni contatto con la terra…e ogni speranza di salvezza. Quando la paura si trasforma in panico, ogni sorsata d'aria riduce il poco ossigeno rimasto. Ma forse l'unico modo per tornare a casa è addentrarsi in quel terribile spazio infinito.



Il punto di forza di Alfonso Cuaròn è sempre stato la versatilità del suo stile ed una sensibilità particolare che gli ha permesso di avvicinarsi a più generi pur rimanendo fedele ad un’idea, anche estetica, di cinema. Con Gravity il regista messicano accoglie, probabilmente, una delle sfide più interessanti della carriera: una grande produzione, due star, in un contesto estetico-narrativo che sembrava un campo perfetto per l’esprimersi del suo gusto, fatto di lunghi piani-sequenze e una sperimentazione tecnica instancabile. E, infatti, l’occhio di Cuaròn scandisce la storia in maniera elegante e avvolgente, riuscendo a costruire un’atmosfera tesa ma ricca di momenti contemplativi, in cui il rapporto tra due astronauti, piccoli, soli, e l’immensità dell’universo viene restituito con efficacia e capacità di sintesi. Un prologo di indubbio fascino e che sembra gettare le basi di una storia dal grosso potenziale.
Riducendo all’essenziale l’utilizzo del parlato, quanto basta per caratterizzare i personaggi (anzi, il personaggio), Cuaròn gioca soprattutto sullo spazio, sui corpi, sul sonoro e il silenzio, sulla voce come unico compagno nel buio dell’universo.
Mano a mano, però, che il film scorre, è come se perdesse per strada qualcosa, o, piuttosto, perdesse di vista quell’intento, quello sguardo che sembrava così ben definito agli inizi. Gravity, a un certo punto, imbocca binari scontati, non tanto nello sviluppo narrativo, ma più nel modo di sviscerare un’idea, di raccontare un personaggio e la sua sfida con sé stesso e con la solitudine. E anche la scelta di Sandra Bullock come protagonista assoluta non è delle più felici: la sua non è una cattiva prova, ma manca di quella sensibilità e complessità che forse un ruolo del genere avrebbe richiesto, andando inevitabilmente ad inficiare sul risultato finale.
Così quella prima parte, così affascinante e perfettamente in equilibrio tra azione molto ben confezionata e un racconto (e un modo di raccontare) denso di potenziale e sottotesti, si scontra con una seconda parte che sembra soffocata da esigenze più commerciali che artistiche.
E l’impressione è quello di trovarsi di fronte ad un film comunque interessante, ad un blockbuster intelligente e ben fatto, che sembra sempre sul punto di trasformarsi in qualcosa di universale e potente, senza però raggiungere una piena evoluzione.

a cura di Stefano La Rosa

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