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Scheda Film: 100 metri dal paradiso

100 metri dal paradiso



100 metri dal paradiso

Titolo Originale: 100 metri dal paradiso
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 101'
Regia: Raffaele Verzillo
Sito ufficiale:

Cast: Domenico Fortunato, Jordi Mollà, Giorgio Colangeli, Giulia Bevilacqua, Ralph Palka

Produzione: 01 Distribution
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 11 Maggio 2012 (cinema)


Trailer: Trailer

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Monsignor Angelo Paolini (Domenico Fortunato) è uno spirito illuminato, profondamente convinto che la Chiesa debba 'aggiornare' il suo linguaggio per poter continuare a testimoniare la parola di Dio al mondo. Mario Guarrazzi (Jordi Mollà), suo caro amico d'infanzia, è invece un ex centometrista che, nella sua carriera, ha vinto tutto tranne la cosa più importante: le Olimpiadi. Un cruccio che ha segnato la sua vita e dal quale cerca riscatto attraverso suo figlio Tommaso (Lorenzo Richelmy), anch'egli ottimo velocista. La sua speranza si spegne, però, quando Tommaso gli rivela di non poter andare ai Giochi perché intende farsi frate. Per Mario è il tracollo! A ridargli speranza, paradossalmente, è proprio un'idea di Angelo che pensa di poter risolvere le proprie necessità e quelle dell'amico attraverso un progetto a dir poco sconcertante: mettere su la Nazionale Olimpica del Vaticano e partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012. L'idea, apprezzata dal Segretario di Stato (Mariano Rigillo), viene però bocciata dal diretto superiore di Paolini, Sua Eminenza Higgins (Ralph Palka), espressione dell'ala più tradizionalista della Chiesa. L'unico modo per andare avanti è quello di aggirare l'ostacolo e organizzare una stangata ai danni delle gerarchie ecclesiastiche. Inizia così la seconda fase del folle progetto. Reperire tra i religiosi di tutto il mondo ex sportivi da affiancare a Tommaso per costruire la squadra del Vaticano. E' il 27 Luglio 2012. All'apertura della XXX Olimpiade c'è, straordinariamente, anche la Nazionale del Vaticano...




100 metri dal paradiso

Un giovane eccelle nei 100 metri e sta per partecipare alle olimpiadi di Londra, ma una volta compiuti i 18 anni decide di farsi frate. Come conciliare due passioni così diverse? La soluzione è a portata di mano: basta organizzare una squadra che gareggi con i colori della Città del Vaticano. Questa è la vicenda alla base di 100 metri dal Paradiso, una piccola storiella che potrebbe far ridere a prima vista, ma le cose non sono proprio così.

L'idea alla base del film è che la Chiesa possa rivedere la sua idea di comunicazione nei confronti del mondo anche partecipando a gare sportive. La struttura narrativa di 100 metro dal Paradiso è chiara fin da principio e riprende alla lettera la cinematografia sportiva di redenzione. Si comincia con la presentazione dei personaggi e lo sviluppo dell'idea, si continua con la fase di reclutamento della squadra, e lungo la strada vengono disseminati una serie di ostacoli esterni e interni per rendere la situazione più interessante. Il problema vero è che non si capisce bene quale sia messaggio che si vuole comunicare con questa operazione. Ci sono preti e suore, ma il film potrebbe essere ambientato in qualunque altro paese del mondo di modeste dimensioni e di scarsa attitudine allo sport. Ogni tanto viene recitato qualche Padre Nostro, ma il cosiddetto “messaggio” che dovrebbe essere alla base di un'operazione di questo genere è totalmente assente, come se venisse dato per scontato o astutamente celato per non offendere la sensibilità dei non credenti.

Anche se la durata non è eccessiva, ci troviamo di fronte a una pellicola che arranca, che mette al fuoco molta più carne di quanta si possa metabolizzare, allo stesso tempo girando attorno al problema vero: perché realizzare un film sul legame tra Chiesa e sport, legandolo peraltro alle più alte gerarchie dello stato pontificio. Viene il sospetto che dietro a questa scelta ci sia un'idea di marketing molto precisa e che questa pellicola non sia tanto destinata alle sale, quanto piuttosto ai molti circuiti alternativi che può dare la Chiesa cattolica. Senza rendersi conto di dare un cattivo servizio a se stessa. Il che non sarebbe una tragedia, se allo stesso tempo non si contribuisse a diffondere cattivo cinema nel nome di un fantomatico messaggio positivo. Messaggio che in ultima analisi non c'è se, come sembra, in definitiva il fine giustifica i mezzi secondo la peggiore prospettiva produttiva della cultura aziendale di oggi.

La frase:
-Quindi mi stai dicendo che la Chiesa e la Coca-Cola sono la stessa cosa?-No, alla Coca-Cola sono più bravi.
a cura di Mauro Corso

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