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Scheda Film: Un poliziotto da happy hour

Un poliziotto da happy hour



Un poliziotto da happy hour

Titolo Originale: The Guard
Nazione: Irlanda
Anno: 2011
Genere: Commedia, Thriller
Durata: 96'
Regia: John Michael McDonagh
Sito ufficiale: www.sonyclassics.com/theguard

Cast: Brendan Gleeson, Don Cheadle, Liam Cunningham, David Wilmot, Rory Keenan, Mark Strong, Fionnula Flanagan, Dominique Mcelligott, Sarah Greene, Katarina Cas, Pat Shortt, Darren Healy

Produzione: Reprisal Films, Crescendo Productions, Aegis Film Fund, UK Film Council
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 21 Ottobre 2011 (cinema)


Trailer: Trailer

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Thriller comico ambientato sulla costa Ovest dell’Irlanda. Il Sergente Gerry Boyle è un agente di polizia in una piccola cittadina, dalla personalità aggressiva, l’umorismo sovversivo, una madre in punto di morte, una spiccata simpatia per le prostitute, e ,assolutamente, nessun interesse per il traffico internazionale di cocaina, motivo per il quale, un bel giorno, l’agente dell’FBI Wendell Everett bussa alla sua porta. Sebbene sembri più interessato a sbeffeggiare Everett e a mettergli i bastoni tra le ruote, che a lavorare attivamente per risolvere il caso, Boyle non può fare a meno di farsi coinvolgere dagli eventi: il suo nuovo collega scompare, la sua prostituta preferita cerca di ricattarlo e, alla fine, i trafficanti di droga cercano di corromperlo, come hanno già fatto con tutti gli altri poliziotti locali. Questi eventi offendono automaticamente il torbido codice morale di Boyle. Il quale capisce di dover risolvere il problema personalmente. Ma l’unica persona di cui si può fidare è Everett. E così tutto è pronto per un finale esplosivo.




Dieci anni fa, John Michael McDonagh scrisse e diresse il suo primo cortometraggio nel quale esordiva, in un ruolo minore, un poliziotto di nome Gerry: ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa con lui prima o poi, rivela il regista inglese. Pare che il momento di farne qualcosa sia arrivato, McDonagh scrive e gira The Guard (per noi Un poliziotto da happy hour) con la voglia di sviluppare meglio questo personaggio, di dargli uno spessore. E Gerry Boyle uno spessore ce l’ha eccome.
Sergente di polizia in una piccola cittadina dell’Irlanda del nord, personalità aggressiva, una madre in punto di morte, il novizio agente McBride scomparso in circostanze misteriose e la compagnia di un collega dell’FBI per assolvere nella West Ireland l’incarico di arrestare tre narcotrafficanti pronti a smerciare mezzo miliardo di cocaina; queste le premesse per un film che si presenta come thriller comico ma che ben presto si muove verso situazioni più cupe e drammatiche. La traduzione italiana del titolo potrebbe portare fuori strada, poiché definire questa pellicola semplicemente comica è improprio; si tratta di un’opera che ha due facce ben definite. L’umorismo è presente fin dalle prime inquadrature in modo non volgare, servendosi a volte di argomenti come la politica e le differenze culturali tra le varie regioni del Regno Unito, altre volte di esilaranti giochi di parole; le varie gag e freddure sparse all’interno del film non sempre hanno come sfondo un contestocomico o disteso, bensì McDonagh inserisce l’ironia anche in situazioni di evidente tensione fra i personaggi. Un modo davvero intelligente di giocare la carta della comicità senza far cadere la sceneggiatura (e di conseguenza il risultato finale) nella trappola della risata facile. Le risate, invece, questo film le strappa forti e sentite. A volte leggere, a volte dure, le vicende di Gerry sono controllate da una validissima regia e da un montaggio insolito e ironico esso stesso; una pellicola dai colori accesi ma dai tratti cupi, come ci dimostra in primis la vicenda dell’agente McBride, la cui moglie si rivolge a Gerry Boyle preoccupata per la scomparsa del marito; per non parlare delle scene che l’agente protagonista condivide con sua madre, inquadrature dall’aria opprimente e negativa, rigorosamente senza commento musicale.
Per molti versi, una pellicola non convenzionale che si distacca dal classico thriller americano, sfoggiando un gusto squisitamente europeo. Meritevole di nota è l’amore per il cinema: ogni scusa è buona perché i personaggi traggano spunto dalla settima arte nelle loro conversazioni; allo stesso modo, è mostrato amore per la letteratura e la filosofia, viste le brevi battute scambiate tra Gerry e sua madre sulla letteratura russa contemporanea e le discussioni di carattere filosofico che i tre narcotrafficanti fanno in automobile. Un film in grado di uscire dai suoi confini geografici, culturali e semantici, un film che si proietta oltre il Regno Unito e oltre il cinema.

La frase:
Non riesco a capire se lei è un farabutto o un paraculo.
a cura di Fabiola Fortuna

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