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Scheda Film: Super 8

Super 8



Titolo Originale: Super 8
Nazione: U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Fantascienza
Durata: 112'
Regia: J.J. Abrams
Sito ufficiale: www.super8-movie.com
Sito italiano: www.super8-ilfilm.it
Social network: facebook

Cast: Elle Fanning, Amanda Michalka, Kyle Chandler, Ron Eldard, Noah Emmerich, Gabriel Basso, Katie Lowes, Zach Mills, Marco Sanchez, Thomas F. Duffy, Joel Courtney, Ryan Lee
Produzione: Relativity Media, Amblin Entertainment, Bad Robot, Paramount Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Data di uscita: 09 Settembre 2011 (cinema)


Trailer: Trailer

(Opinioni presenti: 2 - Media Voto: 4 Stelle)



Nel 1979 le Forze Aeree USA chiudono una sezione dell’Area 51. Cosa è successo nella base più impenetrabile del pianeta? Cosa trasporta il treno blindato che ha lasciato il Nevada nel segreto più assoluto? C’è qualcuno che sa, ma ha paura di parlare. E la verità potrebbe essere troppo spaventosa per essere rivelata. Dal genio del regista e sceneggiatore J.J. Abrams e del produttore Steven Spielberg, arriva il titolo top secret del 2011, che ha già coinvolto decine di migliaia di appassionati in un’epica caccia agli indizi. Un mistero che fa parlare di sé mesi prima dell’uscita nelle sale, nella migliore tradizione del creatore di Lost.




Super 8

Chi lo avrebbe mai detto, nei lontani anni Settanta, che nel 2011 il Re Mida di Hollywood Steven Spielberg sarebbe figurato nelle vesti di produttore del terzo lungometraggio cinematografico diretto dal creatore della serie Lost J.J. Abrams, il cui titolo fa riferimento proprio al formato di ripresa che permise ad entrambi di muovere i primi passi veo lo scintillante univeo della Settima arte?
Lo stesso formato di ripresa che il gruppetto di ragazzini protagonisti si trovano a sfruttare, nell’estate del 1979, per girare un film amatoriale di zombi nella loro cittadina dell’Ohio, rendendosi involontari testimoni di un catastrofico incidente ferroviario in seguito al quale, nel posto, inizia una serie di misteriose sparizioni.
Ma, nonostante l’anno di ambientazione e una colonna sonora di vecchi hit comprendente Don’t bring me down degli Electric Light Orchestra, Heart of glass dei Blondie e My Sharona dei Knack, l’aria che si respira non sembra essere quella del decennio in cui nacque la saga di Guerre stellari, beì quella del successivo, complici la fotografia di Larry Fong e le musiche di Michael Giacchino che tanto ricordano il John Williams di allora.
E perfino i volti dei giovani attori, da Elle Fanning agli esordienti Joel Courtney e Riley Griffiths, non si discostano affatto da quelli che popolarono la celluloide per ragazzi degli anni Ottanta, periodo storico in cui non solo film di questo tipo rendevano ancora possibile sognare ad occhi aperti, ma l’adolescenza veniva vissuta pienamente, senza rappresentare quella che, nel XXI secolo, pare essei trasformata in una frettolosa e rovinosa coa alla crescita.
Periodo storico di cui Abrams rievoca efficacemente lo spirito cinematografico, sia rendendo alcuni peonaggi timorosi di una probabile invasione russa (come avvenne in tutta la fantascienza a stelle e strisce realizzata ai tempi della Guerra Fredda), sia tirando in ballo le tipiche coe in bicicletta post-E.T.; le quali sembrano in questo caso rappresentare allegoriche fughe dal mondo di quegli adulti che, a differenza dei loro figli, dotati di uno sguardo più puro e candido nell’ambito dei rapporti umani, finiscono spesso per generare nemici a causa dell’incapacità di portare rispetto al prossimo.
E, senza dimenticare indispeabili omaggi (il grande effetti sta Dick Smith citato verbalmente), lo fa fornendo circa 112 minuti di visione che, se in un primo momento risultano accostabili alla tipologia di lungometraggi fanta-horror tratti da Stephen King, non possono fare a meno di essere associati al cinema di Joe Dante, spesso caratterizzato da vicende che fondono mostruose creature e tematiche per teen-ager.
Filtrando il tutto attraveo i tempi di racconto e il seo dell’entertainment tipici del terzo millennio, fino ad un epilogo che non manca di lasciar emergere la classica poesia spielberghiana.
Al servizio di uno spettacolo che, mai banale e in grado di regalare in maniera dosata le emozioni al pubblico, rapito dall’idea di sapere cosa stia accadendo nella cittadina, termina soltanto dopo i geniali titoli di coda.

La frase:
Vi uccideranno, non parlate di questo, altrimenti voi e i vostri genitori morirete.
a cura di Francesco Lomuscio

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