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Scheda Film: Avatar

Avatar



Titolo Originale: Avatar
Nazione: U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Azione, Fantascienza, Thriller
Durata: 166'
Regia: James Cameron
Sito ufficiale: www.avatarmovie.com
Sito italiano: www.avatarilfilm.it

Cast: Sam Worthington, Zoe Saldana, Laz Alonso, Sigourney Weaver, Michael Biehn, Wes Studi, Joel Moore, CCH Pounder
Produzione: Twentieth Century-Fox Film Corporation, Giant Studios Inc., Lightstorm Entertainment
Distribuzione: 20th Century-Fox
Data di uscita: 15 Gennaio 2010 (cinema)


Trailer: Trailer

(Opinioni presenti: 3 - Media Voto: 4 Stelle)



Jake Sully, é un ex marine costretto a vivere su una sedia a rotelle. Nonostante la disabilità fisica, nel cuore Jake è rimasto un combattente. Viene arruolato e, dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l'avamposto degli umani su Pandora, dove un consorzio di aziende è impegnato nell'estrazione di un raro minerale, indispensabile per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l'atmosfera di Pandora è tossica, è stato sviluppato il Programma Avatar, che permette di collegare la coscienza umana a un avatar, cioè un corpo biologico guidato a distanza, in grado di sopravvivere all'atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora... i Na'vi. Rinato nel corpo di un avatar, Jake può camminare di nuovo e dare inizio alla missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Na'vi, che sono diventati un serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na'vi, Neytiri, gli salva la vita e questo cambia tutto. Jake viene accolto nel suo Clan e impara ad essere uno di loro, dopo avere superato molte prove e vicissitudini. Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l'uomo impara a rispettare i Na'vi e il mondo in cui vivono e, alla fine, si schiera dalla loro parte. Presto Jake dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na'vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero.



Si dice che d’ora in poi nella storia del cinema si parlerà di un "ante-Avatar" e di un "post-Avatar". Di certo quasi tutte le storie possibilmente immaginabili sono state raccontate sul grande schermo (se si parla di linee portanti della narrazione), quindi la definizione di apertura ("post e ante Avatar") può riferirsi ad un solo aspetto: quello tecnico. La tecnologia con cui è stato realizzato "Avatar" è già un punto di partenza di tanti film del presente e lo sarà sempre più per quelli del futuro, così come lo sono stati la trilogia di "Il signore degli anelli" (2001) e "Jurassic Park" (1993). Se vi dicessimo che la novità è il 3d potreste obiettare che è già da tempo che arrivano film su grande schermo arricchiti da questo rinnovato formato. La ragione però è che, nonostante Cameron sia stato con "Avatar" il primo regista a lavorare sul nuovo 3d, mentre realizzava il suo film le scoperte tecniche sono state così frequenti e così qualitativamente alte, che ha preferito rimandarne l’uscita per renderlo visivamente più affascinante di quanto già non fosse. Dalla scrittura della sceneggiatura all’uscita di "Avatar" sono passati tredici anni e nel frattempo molte produzioni hanno utilizzato gli studi fatti dalla troupe di Cameron per realizzare film con meno pretese, ma sempre in 3d. Cameron è un ambizioso, quando vinse undici Oscar per "Titanic" (record sia di statuette che di incassi della storia del cinema) disse "Sono il re del mondo". Presuntuoso? Senza dubbio. Ma ben vengano i presuntuosi quando spingono più in là i limiti dell’arte. Cameron è stato uno dei primi registi, assieme a Peter Jackson e Robert Zemeckis, a lavorare sulla "performance capture" (la tecnica che cattura, attraverso dei sensori, le espressioni del viso di un attore e le riporta su di un personaggio virtuale, come Gollum o le figure di "Polar express" ad esempio) e il risultato è che oggi come oggi non ci sono più limiti ai movimenti della macchina da presa o alle azioni di un attore. Tutto è possibile, ogni scenografia è ricreabile e la si può indagare in lungo e in largo. Certo, servono i soldi, ma per Hollywood questo non è un problema, anche perché il lavoro da apripista fatto da Cameron abbasserà i costi futuri di chi vorrà investire in queste tecnologie.
Avatar nasce da queste premesse e non solo. Così come lo spettatore è invitato a indossare gli occhialetti ed entrare in un nuovo tipo di cinema, così la storia raccontata ha al suo centro il viaggio di un uomo dentro un nuovo mondo d’immagini e colori. Il marine dell’esercito che comanda a distanza un "Avatar", ovvero un umanoide tale e quale alle figure che abitano il pianeta di Pandora, compie un analogo percorso a quello dello spettatore con le lenti davanti gli occhi. Insomma, Cameron non si limita a utilizzare la tecnologia, ma la racconta. Il bello è che allo stesso tempo la trama da lui narrata è più che mai vicina al mito del buon selvaggio: il progresso portato dagli umani è identificato con il male. I buoni sono invece i neo-indiani Na’-vi, creature in pace con quella natura da cui traggono forza e benessere. Spettacolo, dramma, avventura, patriottismo, fantascienza e fantasy: dentro "Avatar" c’è un po’ di tutto, persino un finale alla Shrek. Forse la lunghezza è eccessiva per un racconto che scopre ben presto le proprie carte, ma la capacità di Cameron di immaginare e ricreare non solo un intero mondo e le sue creature, merita qualche minuto in più anche di semplice osservazione. Ne paga l’aspetto emozionale della pellicola: si entra in Pandora, ma non nei suoi personaggi, almeno non fino in fondo. Non si può però pretendere tutto: per fortuna il cinema ha ancora margini per migliorare sé stesso e non è detto che debbano essere per forza in 3d.

La frase: "Io ti vedo".

Andrea D'Addio

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