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Scheda Film: Et in terra pax

Et in terra pax



Titolo Originale: Et in terra pax
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 89'
Regia: Matteo Botrugno, Daniele Coluccini
Sito ufficiale: www.etinterrapax.com

Cast: Maurizio Tesei, Germano Gentile, Fabio Gomiero, Michele Botrugno, Silvia Salvatori, Simone Crisari, Riccardo Flammini, Ughetta D'Onorascenzo, Paolo Perinelli, Aljosha Massine, Giorgio Biferali
Produzione: Kimerafilm, Settembrini
Distribuzione: Cinecittà Luce
Data di uscita: 27 Maggio 2011 (cinema)


Trailer: Trailer

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L'estrema periferia romana fa da sfondo a tre storie prima parallele e, successivamente, legate fra di loro dal filo rosso della droga e della criminalità.
Marco, dopo cinque anni passati in carcere, torna a casa sforzandosi di cercare una vita normale, lontana dai traffici illeciti che avevano causato il suo arresto. Il tentativo di dimenticare il suo passato e di iniziare una nuova vita è destinato al fallimento: l'uomo, abbandonato dalla famiglia, si lascia convincere dai suoi ex compari, Glauco e Mauro, a riprendere a spacciare. Marco si ritrova di nuovo a convivere con la delinquenza e inizia a vendere cocaina sulla panchina di un piccolo parco. Questa diverrà per lui una sorta di isola dalla quale gli è possibile osservare le vite altrui e riflettere su se stesso. Sonia, studentessa universitaria, lavora nella bisca di Sergio. Il suo tentativo di studiare e di rendersi indipendente economicamente viene vanificato dalla dura realtà che la circonda. L'illusione di trovare la comprensione di Sergio e l'amicizia di Marco si mescola alla stanchezza e alla rassegnazione. La terza storia riguarda tre ragazzi, Faustino, Massimo e Federico. Diversi fra loro ma costretti a un'amicizia che li rende apparentemente invulnerabili, i tre si trovano invischiati in una serie di eventi concatenati che li porteranno a scontrarsi non solo fra loro, ma anche con la dura realtà della strada. Un motorino scambiato per un po' di cocaina porta le tre storie a intrecciarsi drammaticamente. I protagonisti, una volta incontratisi, lasceranno dietro di loro una scia di fuoco, sangue e violenza.




Et in terra pax
Il titolo fa peare immediatamente ad Antonio Vivaldi, ma il lungometraggio d’esordio dei romani classe 1981 Matteo Botrugno e Daniele Coluccini – autori degli short Chrysalis, Europa e Sisifo – non è incentrato sull’univeo della musica classica, beì su tre vicende ambientate nell’estrema periferia della capitale tricolore.
Nel quartiere di Corviale, precisamente, chiamato dagli abitanti della città eterna Serpentone, dove facciamo conoscenza prima con l’appena uscito di carcere Marco, interpretato da Maurizio Tesei e destinato a riprendere l’attività di spacciatore di droga, nonostante l’intenzione di abbandonare la vita dei traffici illeciti; poi con i tre sbandatelli di strada Faustino, Massimo e Federico, rispettivamente con le fattezze di Michele Botrugno, Germano Gentile e Fabio Gomiero; infine con la studentessa univeitaria Sonia alias Ughetta D’Onorascenzo, lavorante nella bisca di Sergio, cui concede anima e corpo Paolo Perinelli.
Tre vicende inizialmente parallele e in seguito volte a legai tramite il filo rosso della droga e della criminalità, man mano che i due registi tessono un intreccio di solitudini dettate dal degrado, dalla disperazione e dal disagio tipici della borgata, spesso rappresentata da vere e proprie isole metropolitane (come Corviale, appunto) adibite ad involucro di emarginazione sociale.
E, tra cocaina, rabbia pronta ad esplodere ed accenni verbali alla tanto discussa crisi, quasi ci si commuove dinanzi ad una così realistica messa in scena della desolazione umana senza speranza, enfatizzata in maniera efficace attraveo un lodevole lavoro svolto sul sonoro (è non poco affascinante il silenzio estivo disturbato esclusivamente dal canto delle cicale) e con il supporto delle musiche di Alessandro Marcello, le quali tanto ricordano il Luis Bacalov del poliziottesco anni Settanta (i temi de La città sconvolta: Caccia spietata ai rapitori su tutti).
Con attori che svolgono a dovere il proprio compito ed uno dei migliori momenti riconoscibile nella lunga sequenza di dialogo in cui Marco riferisce a Sonia la vita quotidiana della gente del posto.
Per 89 minuti di visione che, ben raccontati e girati con pochi soldi ma tanta professionalità, non scadono nel ridicolo neppure quando sfiorano il noir ed approdano a situazioni di violenza, permettendo all’iieme di assumere i connotati di un vero e proprio gioiellino neorealista d’inizio XXI secolo.

La frase:
- Ai tempi nostri c’era più rispetto
- Però signo’, c’era pure più lavoro.
Francesco Lomuscio

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