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Scheda Film: Paradiso amaro

Paradiso amaro



Paradiso amaro

Titolo Originale: The Descendants
Nazione: U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 110'
Regia: Alexander Payne
Sito ufficiale: www.foxsearchlight.com/thedescendants

Cast: George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller, Nick Krause, Patricia Hastie, Grace A. Cruz, Kim Gennaula, Karen Kuioka Hironaga, Carmen Kaichi, Kaui Hart Hemmings, Beau Bridges, Matt Corboy

Produzione: Ad Hominem Enterprises
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Data di uscita: 17 Febbraio 2012 (cinema)


(Opinioni presenti: 0 - Media Voto: 0 Stelle)



Quando sua moglie entra in coma in seguito ad un incidente in barca al largo di Waikiki, Matt King (George Clooney), padre di due figlie, dovrà riesaminare il proprio passato e affrontare gli imprevisti del futuro. Rimasto solo, cercherà di ricucire il rapporto con le figlie, la matura Scottie (Amara Miller) di 10 anni e la ribelle Alexandra (Shailene Woodley) di 17, dovendo allo stesso tempo decidere se vendere o meno la terra di famiglia, una striscia di spiaggia tropicale di inestimabile valore, che la famiglia King ha ereditato dai reali hawaiani e dai missionari.
Quando Alexandra rivela al padre che la madre, al momento dell'incidente, si trovava con il suo amante, Matt inizia a riflettere sulla sua vita e capisce che deve darle una svolta. Insieme alle due figlie intraprende un viaggio avventuroso alla ricerca dell'amante della moglie, durante il quale inizierà a ricostruire la sua vita e la sua famiglia.





Paradiso amaro

Fresco vincitore di due Golden Globe (miglior film drammatico e miglior attore protagonista, George Clooney) Paradiso amaro si prepara alla corsa agli Oscar tra i favoriti; certi di un sicuro successo i distributori italiani faranno uscire la pellicola il 17 febbraio, fiduciosi del traino che gli Oscar portano sempre con sé.
Il film, basato sul un romanzo di Kaui Hart Hemmings, è un dramma familiare che vede George Clooney nei panni, insoliti per l’attore, di un padre di famiglia, grigio e assente, costretto dal coma irreversibile della moglie a ripensare alla sua vita e a ristabilire un rapporto con le due figlie. Clooney è incredibilmente bravo nello smettere i panni del seduttore piacione e indossare quelli di Matt, un uomo apatico, senza ambizioni, senza passioni e indifferente alla famiglia. Anche se molto ricco lavora come avvocato, mantenendo in tutto un basso profilo, non tanto per scelta o vocazione personale, ma per seguire le orme già tracciate dal padre. Pensa che la sua vita sia perfetta, solo perché non vuole vedere quello che succede intorno a lui, è indifferente ai segnali di insofferenza della moglie Elizabeth, donna forte e risoluta, o ai disastri che combinano le due figlie: l’adolescente Alexandra e Scottie di 10 anni.
Nel film tutto questo però non viene mostrato esplicitamente, Elizabeth è fin dalla prima scena in coma, intubata in un letto di ospedale, Matt si trova fin da subito immerso nel dramma che sconvolgerà la sua vita e gli farà rivedere tutti i suoi progetti. Fortunatamente non abbiamo flash back che ci mostrano un prima e un dopo, Alexander Payne, che è un maestro nel mostrare la natura umana con tutte le sue debolezze e sfaccettature, non ha bisogno di digressioni, gli bastano i rapporti tra i personaggi, i primi piani insistiti, i dialoghi perfetti, per restituirci tutta l’umanità e la normalità di una famiglia straziata dal dolore, in cui non ci sono né buoni, né cattivi, ognuno con le proprie mancanze e le proprie colpe, dove la tragedia imporrà a tutti di fare un percorso di dolorosa conoscenza di sé e dell’altro.
La regia di Payne è sobria, ma che riesce a restituirci momenti di incredibile e profondissima commozione, quando Alexandra, da tempo arrabbiata con la madre, in piscina scopre che la donna non potrà mai più riprendersi dal coma si immerge nell’acqua e urla, è una scena straziante, evocativa e molto simbolica, che da sola basterebbe a giustificare la vittoria ai Golden Globe. Vedremo quanto sapranno apprezzarlo anche i membri dell’Academy.

La frase:
I miei amici sono tutti convinti che – dato che abito alle Hawaii – vivo in un paradiso. Come se fossimo sempre tutti in vacanza, a bere Mai Tais ancheggiando sulla spiaggia e a tuffarci fra le onde. Ma sono matti?.
a cura di Elisa Giulidori

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