|
PELHAM 1-2-3: Ostaggi in metropolitana

PELHAM 1-2-3: Ostaggi in metropolitana
Titolo Originale: The Taking of Pelham 1 2 3
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Anno: 2009
Genere: Thriller, Drammatico
Durata: 106'
Regia: Tony Scott
Sito ufficiale: www.catchthetrain.com
Sito italiano:
www.pelham123.it
Cast: Denzel Washington, John Travolta, John Turturro, James Gandolfini, Luis Guzmàn, Victor Gojcaj, Gbenga Akinnagbe, Michael Rispoli, Ramon Rodriguez, Saidah Arrika Ekulona
Produzione: Escape Artists
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita: 18 Settembre 2009 (cinema)
(Opinioni presenti: 0 - Media Voto: 0 Stelle)

Quello che poteva sembrare un comune giorno lavorativo, si trasformerà ben presto nel peggior incubo per Walter Garber, controllore della metropolitana di New York, e per i passeggeri di un treno dirottato da una banda di malviventi, che per non uccidere gli ostaggi, chiedono un milione di dollari per ognuno di loro...

PELHAM 1-2-3: Ostaggi in metropolitana
Chi rapinerebbe un treno della metropolitana? Bisognerebbe essere pazzi coiderando che si tratta di un sistema chiuso. E’ questa la coiderazione che, dal 1973 in poi, ha tenuto con il fiato sospeso i tanti lettori del romanzo La presa di Pelham 1 2 3, scritto da Morgan Freedgood sotto lo pseudonimo di John Godey. Un libro ricco di suspae che ha già avuto due trasposizioni in fiction: una cinematografica nel 1974, una televisiva nel 1998.
Con questa nuova veione siamo quindi, come già involontariamente il titolo suggerisce, a 3 (in realtà il titolo indica l’orario e il luogo di passaggio di un treno della metropolitana newyorkese: Pelham Bay Park dell’una e ventitre). Dietro il progetto c’è Tony Scott, per la quarta volta regista di un film con Denzel Wahsington dopo Allarme rosso, Man on fire e Déjà-vu. Stavolta il secondo attore afroamericano premiato con l’Oscar come miglior attore protagonista (dopo Sidney Poitier) non è un poliziotto, ma un semplice impiegato comunale. Gestisce e coordina lo smistamento della metropolitana. E’ lui a mettei in contatto con il conducente di un treno quando questo appare ipiegabilmente fermo sui binari. A rispondergli però, c’è il capo di una banda criminale che ha preso in ostaggio i passeggeri e che si aspetta di essere pagato dieci milioni di dollari per lasciarli andare...
Messo da parte lo humour del film con Walter Matthau del ‘74, Tony Scott cerca come al solito di confezionare una pellicola ricca di adrenalina: montaggio frenetico, musica ad alto volume come un energico videoclip rock e azione a go-go. Il suo è un modo di intendere il cinema d’azione che spinge sempre il piede sull’acceleratore: le sovrimpressioni con l’orario per ricordare l’esaurii del conto alla rovescia, i movimenti della macchina da presa, improvvisi e a schiaffo, che sgranano sui volti dei criminali, le interpretazioni sempre urlate dell’antagonista di turno (in questo caso un John Travolta ancora non stravolto dalla tragedia privata della morte del figlio). Nonostante la tecnologia, il budget senza limiti, e un po’ di sangue in più, quello di Scott continua a sembrare un cinema stantio, figlio di action-movie anni ’90 ormai superati: gli atteggiamenti dei peonaggi non sono credibili, i malfattori sono normalmente psicopatici e il buono di turno, a piedi, riesce ad arrivare sempre prima del resto della polizia per avere il suo bel faccia a faccia conclusivo con il cattivo. Si percepisce la volontà di richiamare nella trama le colpe degli speculatori di Wall Street, artefici della crisi economica internazionale, ma il tutto si traduce in dettagli malamente esplorati, quasi che non si sia in grado di dire di più che non: sono sempre stati dei brutti tipi, ma anche lo stato ha le sue colpe. Ne esce un film di intrattenimento che si guarda senza problemi, senza però entusiasmare, che si rischia di dimenticare subito sulla via del ritorno. Sia che si apra lo sportello della macchina che salendo sul primo gradino dell’autobus o oltrepassando le porte d’entrata della metropolitana, il piacere della visione dura un attimo. 3,2,1, finito.
La frase: Gli ostaggi sono un’assicurazione.
Andrea D'Addio
|